Le strade di Firenze – CVIII

gennaio 3, 2011

VIA DEI CIMATORI (Corriere Fiorentino di domenica 12 dicembre 2010)

A volte, girando per la città, mi appunto il nome di questa o quella via per una futura puntata della rubrica. Successivamente trasferisco questi appunti in un foglio che tengo affisso a una parete dello studio, e che costituisce una sorta di “riserva” di strade di cui varrà la pena parlare. Alcuni nomi scompaiono subito; altri rimangono sul foglio per più tempo, vuoi perché l’attualità impone la copertura di altre vie, vuoi perché altre mi saltano all’occhio o vengono suggerite da un lettore. Via dei Cimatori è rimasta su quel foglio per mesi; forse è la più antica tra quelle non cancellate. Il nome suona noto, si capisce subito che è una via del centro, e tuttavia ogni volta che guardavo il foglio, faticavo a localizzarla, a identificarla. Ho controllato su Google maps e ho visto una traversa di via Calzaiuoli, non distante da dove vivo. Allora sono uscito per controllare di persona quale fosse, per ricordarmi perché me la fossi appuntata, quale suo tratto o carattere mi avesse, mesi prima, colpito. Mi ha dunque


sorpreso vedere che questa misteriosa via dei Cimatori non era altro che la strada dove almeno una volta la settimana vengo a prendermi un panino, nella notissima mescita che sta proprio dietro l’angolo della chiesa di San Carlo dei Lombardi. Il punto è proprio quello: tutti conoscono via dei Cimatori per i panini – ormai se si osa tentare di ottenerne uno all’ora di pranzo si incorre in code paragonabili a quelle degli Uffizi – e tutti vi si soffermano a mangiare, ma solo pochi si spingono oltre; pochissimi esplorano la strada.
Oltre la folla dei sandwich, via dei Cimatori appare afflitta, ma io direi piuttosto abbellita, da un’aura di solitudine. Per cominciare, con l’eccezione della di una boutique che continua sull’angolo opposto a quello della chiesa, qui non c’è traccia di via Calzaiuoli, del suo carattere commerciale, turistico, caotico. È piuttosto una sintesi di Firenze, con belle botteghe di artigianato e brutte rivendite di souvenir, minimarket, pellettieri e qualche negozio vecchio stile, come la “Casa del rasoio elettrico” (l’insegna è la stessa che ritrovo nella foto anni ‘60 del Bargellini), veri sopravvissuti dei tempi andati, che contribuiscono al clima di malinconia che distingue via dei Cimatori dalle altre strade di questa zona del centro.
La via si chiude poco oltre, laddove forma una “T” con via dei Magazzini; nel quadrato di cielo sopra di me vedo, perfettamente calibrato, l’aculeo del campanile della Badia, e questa visione mi fa credere di aver finito il mio sopralluogo. Tuttavia, prima di terminare, la via mi mostra il segreto della sua solitudine: ecco scorrere accanto a me il Nazionale e il Super Cinema, non uno ma ben due cinema morti. Questa era la via dei cinema, ecco la verità: quasi sembra di vedere i fantasmi di quei passati spettatori, di quei venerdì e sabato sera nei quali al “dove si va oggi” una risposta non inusuale era “in via dei Cimatori” e allora non basta certo un panino per scacciare la malinconia.

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Una Risposta to “Le strade di Firenze – CVIII”


  1. Bellissimo pezzo. M’è parso di vederla, leggendoti.


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