Le strade di Firenze – CIX

gennaio 19, 2011

PIAZZA DELLA SIGNORIA (Corriere Fiorentino di domenica 2 gennaio 2011)

Con la presente, fanno 109 puntate di questa rubrica. Centonove strade e piazze e scorci; centoquattro volte in cui ho scorso il dito sulla mappa della città e scelto il luogo in cui recarmi con penna e taccuino. Ho anche la fortuna di avere un pubblico attento, che a volte mi scrive per chiedere di “coprire” una certa strada, ma più spesso ancora per chiedere perché non mi sia ancora dedicato a questa o quella via. In particolare spesso mi si è chiesto perché non avessi ancora coperto piazza della Signoria.
La verità è che avrei voluto, ma ogni volta che provo ad affrontarla, Piazza della Signoria mi sommerge. Se mi limito ad andare lì, mi sommerge di geometrie, e in quel caso non posso fare niente, se non abbandonarmi all’esperienza estetica. Se invece tento un approccio, per così dire, “dal basso”, e indago alla ricerca di storie, lei senza batter ciglio mi sommerge di storie.
E allora potrei improvvisarmi Bargellini e raccontare di quando nel 1342 vi giunse tracotante il Duca di Atene, o ancora di quando Michele di Lando vi irruppe con i suoi “ciompi”, nel 1378; di quando


Girolamo Savonarola vi accatastò libri, vestiti, ritratti e tavoli da gioco e realizzò il suo “rogo delle vanità”, o di quando nel 1498 il frate subì terribile contrappasso e vi fu arso a sua volta.
Potrei narrare di quel giorno del 1540, quando dal palazzo Medici vi arrivò il duca Cosimo per trasferirsi in Palazzo Vecchio, o di quando, ventinove anni dopo, si inventò il titolo di Granduca per gabbare coloro che mai gli avrebbero concesso quello di Arciduca. Potrei saltare avanti di due secoli e raccontare di quando, nel 1799, i repubblicani del generale Bonaparte innalzarono in mezzo alla piazza il loro Albero della Libertà, o ancora descrivere come fu attraversata, nel 1865, dai cinquecento deputati che andavano a insediarsi alla Camera del Regno. Potrei anche spostarmi in tempi più recenti, e rievocare il momento in cui, in questa piazza, venne assegnata a Firenze la medaglia d’oro al valor militare, nel 1948, o quella al valor civile, nel ‘66.
Oppure potrei dedicarmi ai suoi palazzi, far notare come Palazzo Vecchio abbia merli guelfi sul ballatoio e ghibellini sulla torre, o mostrare come neanche questa piazza sia sfuggita al “risanamento”, giacché il palazzo delle Generali non è rinascimentale, come appare a una prima occhiata, ma vile copia ottocentesca. Potrei parlare delle diverse collocazioni che ebbero le statue nei secoli, o concentrarmi su quella che non poté mai cambiare di posto, quel Biancone che i fiorentini chiamarono “marmo sprecato”, o ancora entrare nella Loggia dei Lanzi e spiegare il suo nome, che non viene, come certuni pensano, da una fantomatica famiglia Lanzi, ma dai lanzichenecchi che lungamente vi bivaccarono, nel 1527, prima di puntare su Roma. Potrei fare tutto questo, e tuttavia non avrei parlato di Piazza della Signoria, nuda singolarità da cui si emana Firenze, fondamentalmente inconoscibile fuori dall’esperienza diretta, come tutte le cose divine.

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2 Risposte to “Le strade di Firenze – CIX”

  1. Gianluca Says:

    Ah, eccola finalmente. Attesa ben ripagata…

  2. sarmizegetusah Says:

    era necessario giocare obliquo ;)


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