Le strade di Firenze – CXIII

febbraio 22, 2011

VIUZZO CASE NUOVE (Corriere Fiorentino di domenica 30 gennaio 2011)

Ho sempre sostenuto la tramvia, e sostengo tuttora la realizzazione delle prossime due linee (e di una quarta, quinta, sesta…), ma confesso che il mio utilizzo dell’attuale servizio è minimo, non avendo affari né conoscenze a Scandicci; mi capita al massimo di utilizzarla quando debbo fare un salto in Porta al Prato. Mi ha dunque rallegrato, qualche giorno fa, avere un appuntamento di lavoro dalle parti della Coop di Ponte a Greve, cosa che mi avrebbe permesso di utilizzare la tramvia per un più lungo ed eloquente percorso.
Quando sono sceso alla fermata Nenni-Torregalli, mi ha accolto il vento; ho visto campi da un lato e parcheggi dall’altro, la pensilina come un’isola in una landa brulla, ma soprattutto, all’orizzonte, mi ha dato il benvenuto il profilo titanico del centro commerciale, le due corna dell’ingresso che sembrano la testa di un robot colossale, un Mazinga fiorentino pronto a sorgere dalla nuda terra.
Intorno, a me, deboli fuscelli che dovranno un giorno farsi alberi. Il paesaggio era apocalittico, sembrava uscito dalla fantasia di un Gibson o un Otomo: in mezzo ai campi, un residuo di cascina ricordava l’antico uso di queste terre; oltre di esse,


in lontananza, l’Ospedale di San Giovanni di Dio, mentre in fondo, la testa megalitica, il totem, il Moloch cornuto del consumo, chiamava a sé i fedeli.
Fino a qualche anno fa andava molto di moda, tra i sociologi, la parola “non-luogo” coniata da Marc Augé. Mi è sovvenuta mentre cercavo invano il nome del piazzale, ingenuo che non sono altro: per quanto grande sia, non è altro che un parcheggio, e i parcheggi, si sa, non hanno nome. Solo successivamente ho scoperto che la sede Coop è registrata nel “viuzzo delle Case Nuove”, toponimo che certo non brilla per fantasia, e che indica specificamente quella strada che divide il parcheggio da alcuni prati, privi di qualsivoglia elemento urbanistico.
Mi sono inoltrato nel parcheggio, e oltre la Coop l’atmosfera era più rassicurante; attorno a me campeggiavano nuovi e poderosi complessi residenziali rossi di mattoni, ma anche turchesi di mattonelle; uno ricordava nelle forme e nel profilo il Karl Marx Hof di Vienna; sono avanzato e ho visto coppie con passeggini, anziani, ragazzi, tutti che procedevano in direzione opposta alla mia, verso il centro commerciale. Mi ha attratto un casottino rivestito di edera, la forma era quella di una piccola serra. Ho fatto il giro e sono entrato: al suo interno, sotto l’ombra dei rampicanti, ho scoperto una Madonna di gesso. Normalmente non sono un fan dei tabernacoli, a meno che non contengano affreschi trecenteschi, ma in questo caso, questa pur ingenua Madonnina mi è apparsa come un punto di resistenza nei confronti del dio cornuto all’orizzonte.
Questo, sul momento. In realtà, finito l’incontro di lavoro non ho resistito al richiamo e sono andato a fare la spesa alla Coop; già che c’ero sono pure passato al MediaWorld ivi contenuto e mi sono preso un’iPod: a Moloch non si resiste.

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2 Risposte to “Le strade di Firenze – CXIII”

  1. Anonimo Says:

    Tavvicini a casa mia. Pochi lampredottai in zona.

  2. Nelle Says:

    This is the second time I’ve been to your site. Thanks for explaining more information.


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