Le strade di Firenze – CXIV

marzo 5, 2011

PIAZZALE DI PORTA ROMANA (Corriere Fiorentino di domenica 6 febbraio 2011)

Prediligendo, per i miei spostamenti, i mezzi pubblici e la bicicletta, ho dovuto trascorrere molti anni a Firenze prima che mi capitasse di imbattermi nel Piazzale di Porta Romana, luogo invece fin troppo ovvio – quando non inevitabile – per chi si sposta in macchina. Lo scoprii un giorno in cui, a causa di uno sciopero, fui costretto mio malgrado a utilizzare l’automobile: perdutomi quasi immediatamente nelle insensatezze del traffico e dei sensi di marcia, dopo lungo vagare mi trovai in quel poderoso svincolo che è oggi il piazzale. Più volte girai intorno alla scultura di Pistoletto senza riuscire a capire dove mi trovassi, e più volte credetti di aver imboccato la via giusta per poi ritrovarmi di nuovo lì. Da quel giorno,


Porta Romana, alata, merlata e come le altre scapitozzata (ma senza l’installazione delle troniere per l’artiglieria, poiché Siena, nel ‘500, non era più valutata come una minaccia), simboleggiò sempre ai miei occhi uno dei più misteriosi limiti cittadini, una delle Colonne d’Ercole di Firenze.
Anche oggi, arrivandovi a piedi dall’Oltrarno, superata la quieta e docile piazza della Calza, non posso fare a meno di realizzare come il piazzale di Porta Romana continui a darmi un senso di straniamento: ancora, oltrepassata la Porta, fatico a collocare nella mia idea della città questo snodo, le mura, la strada che si inerpica verso il Piazzale, l’angolo bizzarro dove si affollano i chioschetti del trippaio, del lotto, delle foto automatiche (il tutto tristemente imbrattato di celtiche e altri loghi neofascisti, noto adesso). Tutto mi appare strano, innaturale, come se vi fosse un particolare che continua a sfuggirmi, una dissonanza tutta da decifrare.
Ho capito di cosa si trattasse solo dopo aver effettuato qualche ricerca. Il fatto che il Piazzale di Porta Romana sia oggi uno svincolo, porta a pensarlo sempre in questi termini: a storicizzarlo, pure, come un luogo di passaggio. Invece un tempo era ben altro: era una piazza, un luogo da dove si entrava sì a Firenze, ma nel quale si veniva innanzitutto per restare. Luogo di feste e fiere “fuori le mura”, da quelle degli uccellatori, che riempivano l’aria coi loro richiami, a quella, unica nel suo genere, dei “pateracchi”, che si svolgeva nella quinta domenica di Quaresima: quel giorno, tra collane di castagne e poveri brigidini, i giovani giunti dalle campagne si radunavano sul Piazzale e, accoppiati da sensali detti “cozzoni”, stringevano fidanzamenti, lì su due piedi. Quando la coppia era formata, veniva invitata a salire su per quella strada, oggi riservata alle auto, che porta al Poggio Imperiale, e se dopo qualche ora tornavano giù assieme, e magari di buon umore, il pateracchio era fatto. Il piazzale di Porta Romana andava dunque oltre la piazza: non era solo un luogo dove stare, ma nel quale addirittura si formavano legami, e si capisce come questo passato non si rifletta nell’apparenza che ha oggi, luogo di passaggi frettolosi e di soste, al massimo, a motore acceso.

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3 Risposte to “Le strade di Firenze – CXIV”

  1. herdakat Says:

    Ma questa è l’ultima strada?


  2. No, figurati, continuano a uscire ogni domenica sul Corriere Fiorentino. È che scrivendo pochi PP a causa dell’impegno con 999rooms.org evito di metterle su o monopolizzerebbero il blog, snaturandolo… Appena ho un po’ di tempo troverò una formula per metterle online da qualche parte.


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