Archive for the 'strade di Firenze' Category

Le strade di Firenze – CXIV

marzo 5, 2011

PIAZZALE DI PORTA ROMANA (Corriere Fiorentino di domenica 6 febbraio 2011)

Prediligendo, per i miei spostamenti, i mezzi pubblici e la bicicletta, ho dovuto trascorrere molti anni a Firenze prima che mi capitasse di imbattermi nel Piazzale di Porta Romana, luogo invece fin troppo ovvio – quando non inevitabile – per chi si sposta in macchina. Lo scoprii un giorno in cui, a causa di uno sciopero, fui costretto mio malgrado a utilizzare l’automobile: perdutomi quasi immediatamente nelle insensatezze del traffico e dei sensi di marcia, dopo lungo vagare mi trovai in quel poderoso svincolo che è oggi il piazzale. Più volte girai intorno alla scultura di Pistoletto senza riuscire a capire dove mi trovassi, e più volte credetti di aver imboccato la via giusta per poi ritrovarmi di nuovo lì. Da quel giorno,

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Le strade di Firenze – CXIII

febbraio 22, 2011

VIUZZO CASE NUOVE (Corriere Fiorentino di domenica 30 gennaio 2011)

Ho sempre sostenuto la tramvia, e sostengo tuttora la realizzazione delle prossime due linee (e di una quarta, quinta, sesta…), ma confesso che il mio utilizzo dell’attuale servizio è minimo, non avendo affari né conoscenze a Scandicci; mi capita al massimo di utilizzarla quando debbo fare un salto in Porta al Prato. Mi ha dunque rallegrato, qualche giorno fa, avere un appuntamento di lavoro dalle parti della Coop di Ponte a Greve, cosa che mi avrebbe permesso di utilizzare la tramvia per un più lungo ed eloquente percorso.
Quando sono sceso alla fermata Nenni-Torregalli, mi ha accolto il vento; ho visto campi da un lato e parcheggi dall’altro, la pensilina come un’isola in una landa brulla, ma soprattutto, all’orizzonte, mi ha dato il benvenuto il profilo titanico del centro commerciale, le due corna dell’ingresso che sembrano la testa di un robot colossale, un Mazinga fiorentino pronto a sorgere dalla nuda terra.
Intorno, a me, deboli fuscelli che dovranno un giorno farsi alberi. Il paesaggio era apocalittico, sembrava uscito dalla fantasia di un Gibson o un Otomo: in mezzo ai campi, un residuo di cascina ricordava l’antico uso di queste terre; oltre di esse,

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Le strade di Firenze – CXII

febbraio 12, 2011

VIA DEL PONTE ALLE RIFFE (Corriere Fiorentino di domenica 23 gennaio 2011)

Il quartiere delle Cure è la mia bestia nera. Essendo in tutta probabilità quello in cui capito più di rado, ogni volta in cui devo andarci mi perdo irrimediabilmente; a volte ho addirittura difficoltà a trovare il quartiere stesso al primo colpo, e di certo non sono assolutamente consapevole di quali siano i suoi confini formali.
L’ultima volta è accaduto ieri: dovevo andare in visita a un amico che vi si è da poco trasferito, e ancora una volta ho perso la strada. Dopo lungo e penoso peregrinare per le vie del quartiere, tra ponticelli e sottopassi, avevo finalmente imboccato la direttrice giusta: avevo addirittura identificato a distanza la placca col nome della via, e mi preparavo finalmente a svoltare in via del Ponte alle Riffe. Già stavo

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Le strade di Firenze – CX

gennaio 24, 2011

VIA ROMANA (Corriere Fiorentino di domenica 9 gennaio 2011)

Via Romana, arteria chiave nell’antica mappa cittadina, collegamento tra la porta omonima e il quartiere di Santo Spirito, nonché sede di quella Specola che fu il primo museo scientifico d’Europa, è tuttavia una strada umbratile, poco avvezza alla gloria: non se ne sospetta l’inizio, quasi nascosto tra le vie che si dipartono da piazza san Felice, né del resto il senso di marcia delle auto e degli autobus aiuta a entrarvi.
Quando finalmente la imbuco, noto un brulicare traverso di gente, un continuo attraversarla per passare da una bottega all’altra: l’eco di un tipo di vita cittadina ormai scomparsa, ma che a volte, in Oltrarno, ancora riverbera. La strada è fresca; in estate è più evidente, ma anche adesso lo si nota. Il suo segreto, ben

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Le strade di Firenze – CIX

gennaio 19, 2011

PIAZZA DELLA SIGNORIA (Corriere Fiorentino di domenica 2 gennaio 2011)

Con la presente, fanno 109 puntate di questa rubrica. Centonove strade e piazze e scorci; centoquattro volte in cui ho scorso il dito sulla mappa della città e scelto il luogo in cui recarmi con penna e taccuino. Ho anche la fortuna di avere un pubblico attento, che a volte mi scrive per chiedere di “coprire” una certa strada, ma più spesso ancora per chiedere perché non mi sia ancora dedicato a questa o quella via. In particolare spesso mi si è chiesto perché non avessi ancora coperto piazza della Signoria.
La verità è che avrei voluto, ma ogni volta che provo ad affrontarla, Piazza della Signoria mi sommerge. Se mi limito ad andare lì, mi sommerge di geometrie, e in quel caso non posso fare niente, se non abbandonarmi all’esperienza estetica. Se invece tento un approccio, per così dire, “dal basso”, e indago alla ricerca di storie, lei senza batter ciglio mi sommerge di storie.
E allora potrei improvvisarmi Bargellini e raccontare di quando nel 1342 vi giunse tracotante il Duca di Atene, o ancora di quando Michele di Lando vi irruppe con i suoi “ciompi”, nel 1378; di quando

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Le strade di Firenze – CVIII

gennaio 3, 2011

VIA DEI CIMATORI (Corriere Fiorentino di domenica 12 dicembre 2010)

A volte, girando per la città, mi appunto il nome di questa o quella via per una futura puntata della rubrica. Successivamente trasferisco questi appunti in un foglio che tengo affisso a una parete dello studio, e che costituisce una sorta di “riserva” di strade di cui varrà la pena parlare. Alcuni nomi scompaiono subito; altri rimangono sul foglio per più tempo, vuoi perché l’attualità impone la copertura di altre vie, vuoi perché altre mi saltano all’occhio o vengono suggerite da un lettore. Via dei Cimatori è rimasta su quel foglio per mesi; forse è la più antica tra quelle non cancellate. Il nome suona noto, si capisce subito che è una via del centro, e tuttavia ogni volta che guardavo il foglio, faticavo a localizzarla, a identificarla. Ho controllato su Google maps e ho visto una traversa di via Calzaiuoli, non distante da dove vivo. Allora sono uscito per controllare di persona quale fosse, per ricordarmi perché me la fossi appuntata, quale suo tratto o carattere mi avesse, mesi prima, colpito. Mi ha dunque

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Le strade di Firenze – CVII

dicembre 20, 2010

PIAZZA DELLA CROCE AL TREBBIO (Corriere Fiorentino di domenica 5 dicembre 2010)

Piazza della Croce al Trebbio è un luogo dove infinite volte sono passato e altrettante ho sentito il desiderio di fermarmi, ma ogni volta era impossibile: le auto svicolano incessanti, la gente che dalla zona di piazza della Repubblica si dirige alla stazione inizia proprio qui ad accelerare il passo, cosicché non si può fare a meno di essere catturati dal flusso e lasciarsi ben presto dietro la piazzetta e la sua colonna. Più volte mi sono ripromesso di soffermarmi, la prossima volta che ci fossi passato, e ogni volta ho mancato a tale proposito.
La colonna, sulla cui sommità c’è una croce trilobata protetta da un tettuccio medievale, domina quello che altrimenti sarebbe solo un trivio, o trebbio – sebbene oltre all’incrocio tra via delle Belle Donne e via del Moro di qui si diparta anche via del Trebbio, e tra tutte fanno cinque strade. Si dice che sia stata eretta per celebrare i cavalieri cattolici dell’Ordine di Santa Maria, che qui nel 1244 colsero e sgominarono

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Le strade di Firenze – CVI

dicembre 10, 2010

VIA DI VILLAMAGNA (Corriere Fiorentino di domenica 28 novembre 2010)

Quasi un anno fa il Comune mi ha sottratto una bicicletta. Il fattaccio è avvenuto in occasione del Capodanno: il poderoso allestimento del piazzale della Stazione richiedeva lo spostamento di tutte le rastrelliere e con esse le bici. Sul momento avevo creduto che me l’avessero rubata e non me l’ero presa, finché non troppo tempo fa ho scoperto, da un forum di ciclofili infuriati, che le bici le aveva portate via il Comune, che il preavviso, stando ai ciclofili, era stato scarso o nullo, e che se uno avesse rivoluto la propria avrebbe dovuto pure pagare 50 euro (nel mio caso, il doppio del prezzo della bicicletta scassata che mi avevano sottratto) per occupazione del suolo pubblico.
Vista la beffa, e trovandomi oggi nella necessità di avere nuovamente una bicicletta, mi è parso doveroso procurarmene una da un’istituzione almeno sulla carta contrapposta al

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Le strade di Firenze – CV

novembre 29, 2010

PIAZZALE DEGLI UFFIZI (Corriere Fiorentino di domenica 21 novembre 2010)

Ricordo bene il mio primo impatto con il piazzale degli Uffizi. Benché alcuni amici mi parlino con nostalgia di un’era mitica in cui alla sera il piazzale era occupato da giovani con vino e chitarre, pronti a coinvolgere la statua del Macchiavelli o quella dell’Orcagna in canti e balli, io sono arrivato a Firenze che l’area era già stata bonificata, e in autunno si presentava quindi come oggi: poche presenze sparse, un freddo pungente e in un angolo il chitarrista (amplificato) a inanellare evergreen.
E infatti quando vi passai nel medesimo freddo una decina di anni fa, il chitarrista – non so se lo stesso o un suo predecessore – intonava gli accordi malinconici di Hotel California. Ora, il fascino dell’artista di strada, il suo stesso fondamento, direi, sta nel fatto di essere una cosa unica, di passaggio, transeunte e quindi del tutto genuina: “che fortuna che abbiamo avuto a beccarlo,” pensa il turista o l’ingenuo appena arrivato, come me allora, che già davo a quella Hotel California cantata nel freddo valenze simboliche o addirittura profetiche.
Solo qualche mese più tardi scoprii che quello è al solito posto ogni sera. Che ha un’autorizzazione. Che è in buona sostanza

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Le strade di Firenze – CIV

novembre 23, 2010

VIA DELL’OLIVUZZO (Corriere Fiorentino di domenica 14 novembre 2010)

Mi scrive una lettrice che questa rubrica non avrebbe mai toccato Soffiano. Ho controllato su una mappa, ed è vero: l’ho al massimo costeggiata, quando ho “coperto” via Pisana.
Mentre controllavo, poi, ho dovuto ammettere a me stesso che di Soffiano non sapevo niente. Dalla mia avevo solo un ricordo: anni fa avevo una fidanzata che abitava in via Fra’ Diamante e una volta che qualcuno le attribuì la cittadinanza dell’Isolotto, ella rivendicò la sua soffianesità.
Da lì dunque sono ripartito nella mia esplorazione, presumendo che la suddetta via fosse in mezzo a Soffiano (anche sulla mappa, il nome del quartiere stava proprio lì).
Arrivato in via Bronzino, quasi a quel bivio con via Fra’ Diamante che ricordavo dagli anni della gioventù, ho visto un cartello con una freccia e

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Le strade di Firenze – CIII

novembre 15, 2010

VIA DELLA PERGOLA (Corriere Fiorentino di domenica 7 ottobre 2010)

Di tutte le strade di Firenze, via della Pergola è forse quella col toponimo più forte: la Pergola che le dà il nome non si limita a darlo anche al Teatro, ma abbiamo anche il vicolo della Pergola, il soggiorno la Pergola, la libreria la Pergola (di questa, vittima della moria che ha colpito le librerie del centro, intuisco l’insegna sotto un telo di plastica), il bar la Pergola, la galleria d’arte la Pergola.
Come strada, via della Pergola è un po’ il contraltare di Borgo Pinti: ad esso parallela, come lui silenziosa, ma chiara, diversamente dal borgo che appare sempre buio. La luce viene dalla relativa ampiezza e dalle tinte degli edifici; il silenzio deriva forse dal suo stare tra un ospedale e un teatro; incontro un po’ di brusio solo dove incrocia gli Alfani.
Traversandola, è tutto un fiorire di istituzioni in cui il silenzio la fa da padrone: dipartimenti medici o di storia dell’arte, antichi ospizi, uffici di sovrintendenza. Incontro anche la casa dove Benvenuto Cellini

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Le strade di Firenze – CII

novembre 11, 2010

COSTA DI SAN GIORGIO (Corriere Fiorentino di domenica 31 ottobre 2010)

Qualche giorno fa mi trovavo in Santa Felicita per vedere il Pontormo, ché dopo aver ammirato da vicino i “tondi” degli evangelisti alla mostra del Bronzino non volevo privarmi della Deposizione a cui normalmente fanno cornice. Soddisfatto della visione e uscito in piazza, mi è venuto naturale passare sotto l’arco e giungere nell’attigua piazza dei Rossi. Da lì, sulla destra, mi ha chiamato la costa di San Giorgio: non ricordavo quella stretta via che dalla piazza pare inerpicarsi per pochi metri e invece corre lunga e alta fin sopra Firenze, fino al Forte Belvedere dove il granduca Ferdinando II aveva spostato la famiglia per sfuggire alla peste del 1633, e la curiosità è stata sufficiente a farmi intraprendere la salita, nella sera che intanto scendeva.
Poco dopo aver imboccato la costa ho incrociato un ometto che veniva in città, e sarebbe stata l’unica presenza umana da lì fino alla porta di San Giorgio. Questa mia solitudine ha dato maggior forza al carattere onirico della via: la costa di San Giorgio è infatti uno di quei posti in cui Firenze

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Le strade di Firenze – CI

novembre 5, 2010

VIA GUELFA (Corriere Fiorentino di domenica 24 ottobre 2010)

Da sempre il nome di via Guelfa mi suscita emozioni profonde e di difficile interpretazione; sarà che ci venivo da ragazzo – qui ebbe la sua prima sede il negozio di giochi Stratagemma – sarà che unisce via Nazionale e via Cavour, primi punti di riferimento chiari nella mia percezione di una Firenze centrata sulla stazione ferroviaria da cui ogni giorno arrivavo, ma via Guelfa da sempre per me rappresenta Firenze, e il suo carattere è imprescindibile da quello della città, e quando ci passo, nonostante la mia fede saldamente ghibellina, inevitabilmente mi si scalda il cuore.
Eppure, mi si dirà, via Guelfa non è in buona salute. Qualcuno tirerà fuori quella parola magica, “degrado”, che tanto piace agli amministratori di ogni colore, e in effetti un elemento di degrado c’è: i finestroni murati di quello stabile, già convento benedettino, convento francescano, manifattura tabacchi, ospizio per sfollati e sfrattati, polo didattico, caserma mai finita,

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Le strade di Firenze – C

ottobre 25, 2010

VIA DEI BRUNELLESCHI (Corriere Fiorentino di domenica 17 ottobre 2010)

Che la zona di piazza della Repubblica sia brutta, è ormai un dato acquisito. Solo i resti di questo o quell’edificio medievale la salvano; per il resto, quella “nuova vita” a cui “l’antico centro della città” fu “restituito da secolare squallore”, tramite l’abbattimento di un intero quartiere, ha il sapore di una faticosa imitazione di Torino o di altra città sabauda, con quella piazza ampia e anonima, e quei portici, così pomposi e grossolani, specie se messi in relazione alle auree proporzioni della città. Gli ambulanti che vendono quelle assurde rotelle-elicottero ai bimbi sono il giusto completamento di tanta borghese pacchianeria.
A dispetto delle considerazioni squisitamente estetiche, però, a me questi portici piacciono. Sarà una lontana affinità con la città di Bologna, che altri e non sabaudi portici sfoggia, sarà il bisogno di sentirsi almeno ogni tanto col capo coperto, ma

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