Posts Tagged ‘gilda policastro’

Anche online la recensione ai Fratelli Michelangelo di Gilda Policastro; in versione leggibile l’intervista di Paolo Morando

aprile 17, 2019

Qua si può leggere la lunga intervista intorno al libro che mi ha fatto Paolo Morando; segnalo inoltre la pubblicazione anche online della recensione di Gilda Policastro.

 

I fratelli Michelangelo recensito sul Dubbio da Gilda Policastro ~ @librimondadori

aprile 13, 2019

Su Il Dubbio, Gilda Policastro firma una bella pagina critica sui Fratelli Michelangelo.

La seconda parte dell’inchiesta sullo stato del romanzo e della critica

gennaio 9, 2019

È online sull’Indiscreto.

Un’inchiesta sul romanzo e sulla critica – prima parte

gennaio 8, 2019

Segnalo la pubblicazione, sull’Indiscreto, della prima parte (di quattro) della mia inchiesta su romanzo italiano e critica, con quattro domande sul tema poste a sessantasei critici.

su Stanza 251, ”altri Personaggi precari”

marzo 7, 2016

Segnalo la pubblicazione, anche online su Stanza 251, della selezione di Personaggi precari uscita qualche mese fa su Nuova prosa – con qualche aggiunta.

 

su Nuova Prosa

dicembre 17, 2014

Segnalo l’uscita del numero 64 di Nuova Prosa – semestrale di narrativa. In questo numero, intitolato Idee della prosa e curato da Gilda Policastro, si può trovare una selezione di miei “Personaggi precari” inediti, oltre a testi e saggi di Bernardi, Bortolotti, Bruni, Campo, Ottonieri, Picconi, Policastro e Targhetta.

nuova prosa

Gilda Policastro su Bookdetector

settembre 18, 2014

Scopro che Bookdetector è scomparso dalla rete – archivi inclusi. Riporto dunque per completezza della rassegna stampa la recensione di Personaggi precari fatta a suo tempo da Gilda Policastro per la suddetta testata.

Vanni Santoni, Personaggi precari, Voland, 13 euro, 157 pp

Cos’accomuna Manganelli e Spoon River, Arminio e Flaiano, Vanni Santoni e Marziale? La prima analogia riguarda evidentemente la forma: il microracconto (o romanzo, addirittura), l’aforisma, l’epigramma, che nella brevitas esaltano e contraggono il fabula docet (talvolta deprivato della fabula). E però non è solo la forma breve (variabile, peraltro, quanto a dimensioni, genere e stile) a essere chiamata in causa nell’accostamento di cui sopra, quanto la forma del contenuto: ossia il modo in cui di preferenza un certo oggetto (i caratteri e i costumi, per dirla classicamente) si dispone o si concentra in una microrappresentazione. È il caso, ultimo nei menzionati, dei Personaggi precari di Vanni Santoni: uno apre il libro e si aspetta di trovarci storie di call center o di ricevitorie, invece il precariato (come nota opportunamente Raoul Bruni nella postfazione a questa edizione rinnovata del libro esordiale dell’autore) è una «condizione esistenziale e psicologica», una condizione, aggiungiamo, al tempo stesso universale e molto particolare di straniamento. I nomi, intanto, sono essi stessi parte del racconto: non si tratta quasi mai di Francesca e Giovanni, ma di Melampo, Gigia, Mordred (uno dei migliori in assoluto, il ritratto di quest’ultimo: «Ed eccolo, intabarrato in un pastrano scuro […], Mordred che esce per comprare aglio, capperi e malva»). E chi sono, i portatori di questi nomi bizzarri? Se nomina sunt et cetera, come nella novella tradizionale (a ricordarsi anche solo di Frate Cipolla e Guccio Imbratta), i protagonisti di questi squarci di umanità precaria sono personaggi che hanno sempre un guasto fisico o morale, oppure che incontrano un inciampo ai loro progetti banali e quotidiani. E il comico, via Bergson, che cos’è, se non il riso che scaturisce da un irrigidimento o un automatismo della materia o del comportamento, ovvero da un particolare storto, venuto male? Del resto, per Bergson è il mero intervento della fisicità, di per sé, a decretare l’irruzione del comico: «gli eroi di tragedie non bevono, non mangiano, non si riscaldano». I precari di Santoni, viepiù, pisciano, ruttano, si masturbano, bestemmiano. Perché di un comico della crudeltà (in chiave talvolta eccessivamente bozzettistica – o «toscana», nota ancora Bruni) qui si tratta: dei difetti, per lo più, si ride, delle anomalie fisiche o caratteriali, ma anche (e soprattutto) delle malattie e della morte (si veda quell’interno di studio medico, in cui la tensione del paziente e il fastidio del primario sono esaltati da un gesto scomposto e imprevedibile, oltre che goffo e insensato). Si potrebbe imputare all’autore solo in qualche sporadico caso un eccesso di gratuità e disinvoltura. Soprattutto perché, individuato o riscoperto un meccanismo (la brevità fulminante, o, per converso, il periodone sintatticamente complesso che culmina nell’inatteso e nel nonsense, oppure – ed è la soluzione più facile ma anche la meno interessante, in quanto più abusata dalla comicità televisiva – nel calembour scurrile), egli lo porta avanti con un certo autocompiacimento. E però val la pena di leggerlo, questo libro, e di leggerlo tutto d’un fiato: perché è come trovarsi nella carrozza di un treno, o in un qualsiasi pezzo di mondo dove non conosciamo gli altri, e ci disturbano, o ci inquietano. Ma piuttosto che allontanarcene, allora, riderne: per castigarne i costumi, certo, ma anche per ritrovare nell’altro, noi chi siamo, tra i Mordred e i Melampo.

tre recensioni di #PersonaggiPrecari

dicembre 11, 2013

Gilda Policastro su Bookdetector.

Ivano Porpora su La nottola di Minerva.

Andrea Consonni su Lankelot.

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