Posts Tagged ‘le strade di firenze’

Le strade di Firenze – CIV

novembre 23, 2010

VIA DELL’OLIVUZZO (Corriere Fiorentino di domenica 14 novembre 2010)

Mi scrive una lettrice che questa rubrica non avrebbe mai toccato Soffiano. Ho controllato su una mappa, ed è vero: l’ho al massimo costeggiata, quando ho “coperto” via Pisana.
Mentre controllavo, poi, ho dovuto ammettere a me stesso che di Soffiano non sapevo niente. Dalla mia avevo solo un ricordo: anni fa avevo una fidanzata che abitava in via Fra’ Diamante e una volta che qualcuno le attribuì la cittadinanza dell’Isolotto, ella rivendicò la sua soffianesità.
Da lì dunque sono ripartito nella mia esplorazione, presumendo che la suddetta via fosse in mezzo a Soffiano (anche sulla mappa, il nome del quartiere stava proprio lì).
Arrivato in via Bronzino, quasi a quel bivio con via Fra’ Diamante che ricordavo dagli anni della gioventù, ho visto un cartello con una freccia e

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Le strade di Firenze – CI

novembre 5, 2010

VIA GUELFA (Corriere Fiorentino di domenica 24 ottobre 2010)

Da sempre il nome di via Guelfa mi suscita emozioni profonde e di difficile interpretazione; sarà che ci venivo da ragazzo – qui ebbe la sua prima sede il negozio di giochi Stratagemma – sarà che unisce via Nazionale e via Cavour, primi punti di riferimento chiari nella mia percezione di una Firenze centrata sulla stazione ferroviaria da cui ogni giorno arrivavo, ma via Guelfa da sempre per me rappresenta Firenze, e il suo carattere è imprescindibile da quello della città, e quando ci passo, nonostante la mia fede saldamente ghibellina, inevitabilmente mi si scalda il cuore.
Eppure, mi si dirà, via Guelfa non è in buona salute. Qualcuno tirerà fuori quella parola magica, “degrado”, che tanto piace agli amministratori di ogni colore, e in effetti un elemento di degrado c’è: i finestroni murati di quello stabile, già convento benedettino, convento francescano, manifattura tabacchi, ospizio per sfollati e sfrattati, polo didattico, caserma mai finita,

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Le strade di Firenze – XCVI

settembre 16, 2010

VIA PANZANI (Corriere Fiorentino di domenica 12 settembre 2010)

Via Panzani. Pur essendoci passato innumerevoli volte, andando o tornando dalla stazione, non avevo mai realizzato che costituisse un’entità distinta da via de’ Cerretani. C’è voluto un appuntamento quasi mancato (“ci vediamo all’inizio di via Cerretani”) per indurmi alla scoperta: cercando l’inizio di quest’ultima via ho realizzato che tra quel primo tratto che si diparte da piazza San Giovanni, e la sua continuazione, c’è una differenza, certamente di nome, e forse anche di nobiltà, sebbene questa possa essere solo un’impressione derivante dalla pedonalizzazione di piazza del Duomo, che dà respiro anche a via de’ Cerretani, e la fa apparire migliore. Per alcuni storici, il nome di via Panzani, la cui seconda metà si chiamava un tempo via de’Cenni, deriva da quello dei Firidolfi da Panzano, famiglia successivamente nota come Ricasoli, mentre per altri

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Le strade di Firenze – LXXXIX

aprile 14, 2010

PIAZZA SANT’AMBROGIO (Corriere Fiorentino di domenica 11 aprile 2010)

Questa piazza, che ho sempre amato per il suo sublime lampredotto (in realtà il banco di Pollini è in via de’Macci, ma dopo aver acquistato il panino è inevitabile fermarsi a mangiarlo sugli scalini della chiesa) è oggi fulcro di quella che i giornali chiamano “movida”: nonostante l’aspetto modesto, si è fatta polo d’attrazione, incontro e permanenza notturna. Verrebbe da pensare che sia più per “demeriti” altrui: Santa Croce la si è voluta bonificare dal cosiddetto “degrado” ed è stata trasformata in uno spazio vuoto (se non quando vi si svolgono squallide rassegne in favore di questa o quella azienda di gas o telefonia), piazza del Duomo e gli Uffizi peggio che mai (per sgominar due chitarre e qualche fiasco di vino li si è

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Le strade di Firenze – LXXXVIII

aprile 12, 2010

VIA PELLICCERIA (Corriere Fiorentino di domenica 4 aprile 2010)

Mi chiede un lettore se io odi i mercatini, viste le parole per nulla indulgenti spese su quello di san Lorenzo. La risposta è no. Io per natura amo tutto ciò che è passeggero, precario, transeunte: amo fiere, artisti di strada, notti bianche, rave, processioni, venditori ambulanti, mercati e mercatini: quando sono veri, però, e veramente occasionali. Quando portano nella vita cittadina l’inconsueto, l’inusuale, l’antico o il nuovissimo, e non mille repliche di ninnoli per turisti che già riempiono fino alla nausea i negozi di souvenir. Per fare un esempio, adoro quando, al giovedì mattina, il portico di via Pellicceria si riempie di venditori di piante, e, benché

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Le strade di Firenze – LXXXII

febbraio 16, 2010

PIAZZA DEL MERCATO NUOVO (Corriere Fiorentino di domenica 14 febbraio 2010)

Di tutte le ottantadue strade e piazze cittadine raccontate fin qui, piazza del Mercato Nuovo è forse quella dove sono passato più spesso. C’ho fatto ì solco, come si suol dire. La ragione è semplice: c’è il trippaio, ed è uno dei migliori, nonostante la zona assai turistica, e così mi trovo a tornare da queste parti ogni volta in cui cerco il conforto di un panino al lampredotto che – sarà il brodo, sarà la carne, sarà che è caldo – è la cosa più simile a un vero pasto che si possa trovare e consumare in pochi minuti (si, anche più del kebab, gli xenofili si mettano l’anima in pace). Piacere del panino a parte, la piazza è un incubo: afflitta da un mercatino piuttosto insensato – tutti i banchi sono identici tra loro nell’esposizione grottesca di cintole e borse e sciarpe e ancora torri di Pisa, Persei, David, pure centurioni romani (lì lo spedizioniere cinese si deve essere sbagliato) – è sempre affollata di turisti, anzi dalla parte peggiore della marea che quotidianamente assedia Firenze: quelli che, fatte le cose “obbligatorie” – il giro agli Uffizi, il Campanile di Giotto – alla quiete mistica di Santa Maria Novella, Santa Croce o San Miniato preferiscono

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Le strade di Firenze – XXXII

dicembre 2, 2008

PIAZZA DE’CIOMPI (Corriere Fiorentino di domenica 30 dicembre 2008)

Bisogna rilanciarla, questa città; far rivivere zone morte, riconsegnare al pubblico i luoghi pubblici. Verissimo. Da sempre appoggio incondizionatamente tutto quello che rende la vita a una piazza o una via, e allo stesso modo sono ostile a quell’idea, sostanzialmente opposta al buon senso, secondo la quale chiudendo locali e ritrovi e piazze, la città sarebbe più sicura.
Quindi, ben vengano aperture e rilanci, anche se qualche volta ci si può rimaner male. Ho un ricordo¹: procedevo da S.Ambrogio verso il centro. Passando sotto la Loggia del Pesce, quel loggiato vasariano che fa la guardia al mercatino antiquario, non potei fare a meno di notare che qualcuno vi aveva piazzato sedie e tavoli, aveva tirato su un bancone e si prodigava nel distribuire bevute e musica. Rallegrato, mi avvicinai e, pur andando di fretta, decisi di prendere una bevuta, per finanziare questa nuova iniziativa e godermi tra i primi la piacevolezza del luogo. Mi sporsi al bancone. Chiesi un mojito.
Mi venne presentato un bicchierello di plastica tanto stretto da sembrare una provetta. Una provetta di mojito:

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