Posts Tagged ‘strade di Firenze’

Le strade di Firenze – CIII

novembre 15, 2010

VIA DELLA PERGOLA (Corriere Fiorentino di domenica 7 ottobre 2010)

Di tutte le strade di Firenze, via della Pergola è forse quella col toponimo più forte: la Pergola che le dà il nome non si limita a darlo anche al Teatro, ma abbiamo anche il vicolo della Pergola, il soggiorno la Pergola, la libreria la Pergola (di questa, vittima della moria che ha colpito le librerie del centro, intuisco l’insegna sotto un telo di plastica), il bar la Pergola, la galleria d’arte la Pergola.
Come strada, via della Pergola è un po’ il contraltare di Borgo Pinti: ad esso parallela, come lui silenziosa, ma chiara, diversamente dal borgo che appare sempre buio. La luce viene dalla relativa ampiezza e dalle tinte degli edifici; il silenzio deriva forse dal suo stare tra un ospedale e un teatro; incontro un po’ di brusio solo dove incrocia gli Alfani.
Traversandola, è tutto un fiorire di istituzioni in cui il silenzio la fa da padrone: dipartimenti medici o di storia dell’arte, antichi ospizi, uffici di sovrintendenza. Incontro anche la casa dove Benvenuto Cellini

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Le strade di Firenze – XC

aprile 22, 2010

PIAZZA SANTO STEFANO (Corriere Fiorentino di domenica 18 aprile 2010)

A un passo dalle brutture di via Por Santa Maria (brutture incolpevoli, che quanto c’era di bello lo fecero saltare i nazisti nel ’44), si nasconde un gioiello. Si nasconde, sì, perché pare non entrarvi mai una sola persona. Io stesso scoprii per caso piazza Santo Stefano, arrivandovi non dall’accesso principale, quel vicolo omonimo che dà sulla suddetta strada, ma da dietro, passando da via dei Georgofili, una sera che vagavo vagheggiando. Non una persona viene ad ammirare la chiesa di Santo Stefano al Ponte, la sua architettura a linee spezzate, i rosoni a ruota di carro, le bifore eleganti, il tetto a capanna nobilitato dagli archetti, il portale in marmo bicromo, una porta bianca e verde che sa di Battistero e di Santa Maria Novella, e pare dire “siamo a Firenze, ciccio, ‘un te

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Le strade di Firenze – LXXXV

marzo 11, 2010

BORGO TEGOLAIO (Corriere Fiorentino di domenica 7 marzo 2010)

Entro in Borgo Tegolaio nel tardo pomeriggio: vuoto di automobili ma occupato da una fila ininterrotta di motorini, mi si presenta piuttosto buio, con tre figliole che ridono su uno scalino, un volantino che raffigura in fotomontaggio un Renzi che mangia pezzi di ciccia, musica di dietro un bandone; dalle botteghe e dai garage tutti sembrano intenti a spazzare polvere o trucioli verso fuori. L’atmosfera è popolare, e nostalgica, soprattutto, giacché questo certo modo di essere “popolare” la maggior parte delle strade di Firenze lo hanno da tempo perduto. Le botteghe, per cominciare, sono davvero botteghe: supero un corniciaio che è una festa di ori e fregi e cornici settecentesche una dentro l’altra, un fabbro ferraio, un restauratore di porte, un antiquario; la strada è dritta e ordinaria solo fino alla chiesa di san Felice in Piazza: passato il suo abside irregolare – cubista quasi, nella sovrapposizione bizzarra dei piani – e il tabernacolo di san Filippo Neri (qui egli, nato in via dei Serragli, fu a balia), borgo Tegolaio si scuote, si anima di forme (e anche un poco del traffico che arriva da via Romana), i volumi dei muri si agitano mentre sul lato destro continuano le

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Le strade di Firenze – LXXVII

gennaio 7, 2010

VIA DEGLI STROZZI (Corriere Fiorentino di domenica 3 gennaio 2010)

Qual è il “vero centro” di Firenze? Annosa questione. Si potrebbe discutere se sia Piazza della Signoria o quella del Duomo (nel mezzo del Battistero, magari); chi sa di storia romana direbbe a colpo sicuro piazza della Repubblica, dove si incrociavano il cardo e il decumano; un qualche puntiglioso potrebbe indicare la stazione dei treni, gli amanti dell’arte diranno forse gli Uffizi, e sono convinto che qualcun altro, in dispregio della geometria, tirerebbe in ballo Santo Spirito.
Per i turisti del nord Italia, sopravvenuti in inusuale quantità nei giorni di fine d’anno, il centro percepito della città, almeno a giudicare da dove si accalcavano, è via degli Strozzi; forse per i negozi, forse perché abituati a modelli di città ottocentesca, se non sabauda, dove archi e portici indicano il centro. Preso dalle ultime commissioni dell’anno, sono passato spesso in via degli Strozzi, e immancabilmente attorno a me ho sentito accenti torinesi, alessandrini, pavesi.
Per il fiorentino è una via poco significativa: camminandoci, sente in qualche modo che non è del tutto autentica – tutta la parte che va da palazzo Strozzi a piazza della Repubblica fu infatti realizzata durante il “risanamento” del diciannovesimo secolo, ampliando radicalmente via dei Ferrivecchi, che

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Le strade di Firenze – LXIII

settembre 13, 2009

PIAZZA DEGLI STROZZI (Corriere Fiorentino di domenica 6 settembre 2009)

Mi scrive un lettore: “Visto che hai fatto l´Arco di San Pierino, perché non fai anche Piazza Strozzi?” Pur apprezzando l´ironia della richiesta, non posso raccoglierla, in quanto non sono uso sparare sulla croce rossa (specie quando l´ambulanza ha un sigillo giudiziario su ogni finestrino). Posso però ben parlare di Piazza degli Strozzi senza per forza legarla a certi noti fatti di cronaca, e anzi lo faccio con piacere, poiché di tutte le piazze di Firenze piazza Strozzi è una delle piú belle e delle più sottovalutate, specie dai turisti, che non di rado la vivono solo come il luogo dove parcheggiare per qualche minuto i propri corpi sudati, profittando dell´antica seduta che corre tutt´intorno al palazzo. Innanzitutto, vale la pena ricordare che Piazza Strozzi è una sopravvissuta, uno dei pochi luoghi che, nella scellerata “riqualificazione” della zona del Mercato Vecchio (l´antico centro della città da antico squallore a vita nuova restituito…) ha mantenuto almeno

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Le strade di Firenze – LV

maggio 20, 2009

VIA DELL’ARTE DELLA LANA (Corriere Fiorentino di domenica 16 maggio 2009)

Ho sentito dire che c’è chi viene a Firenze alla ricerca degli “scorci.” C’è poco da cercare, mi son detto: qui, ovunque ti giri ce n’è uno. Poi ho riflettuto che c’è scorcio e scorcio, e che forse il cacciatore cerca una eccellenza quasi metafisica, e il campo, effettivamente, si riduce.
Se il mio favorito è senz’altro quel sottile rettangolo che da via dello Studio mostra una fetta della cupola brunelleschiana, tra i più belli c’è anche quello di cui si può godere da via dell’Arte della lana, arrivando da via della Porta Rossa.
Da lì, giusto sotto la lanterna con viverna all’angolo con via dei Lamberti, la vista è sublime: il cavalcavia che collega il Palagio dell’Arte della Lana con Orsammichele dà un poco d’ombra e di fresco alla strada, che è tuttavia illuminata dalle nicchie bianche con le statue dei patroni delle arti e dagli ingressi fioriti del Ghiberti; in fondo, il simbolo mistico coi tre cerchi incrociati – che alcuni erroneamente credono essere quello dell’Arte dei Beccai, dal palazzo ove è incastonato, ma che rappresenta invece l’Accademia delle Arti e del Disegno – è un faro, mentre a sinistra, sul meraviglioso

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Le strade di Firenze – XLII

febbraio 10, 2009

VIA DEI PRETI (Corriere Fiorentino di domenica 8 febbraio 2008)

Era un pomeriggio umido e freddo; in cerca di un po’ di pace mi aaggiravo di là dall’Arno, beandomi delle botteghe residue e dei muri pieni di storia. Incuriosito da una madonna un po’ rozza, ma di scuola del Ghirlandaio, con un monaco davvero tinto male, mi spinsi in via dei Preti, una viuzza assai poco nota che corre tra via delle Caldaie e borgo Tegolaio. La via, si sarebbe detto, non presentava caratteristiche particolari, salvo un’aderenza quasi impeccabile a quel certo carattere fiorentino difficile da definire eppure inconfondibile. E’ una via di servizio, praticamente ogni muro è il retro di qualche casa o palazzo che preferisce affacciarsi altrove.
Feci qualche passo. Mi resi conto che in realtà via dei Preti è bellissima, poco importa se è fatta di retri: le sue terrazze sono ad arco, oppure hanno le mensole a tre lobi o quelle a trapezio, e in gran parte del suo corso, in alto, finestrelle, finestroni e finestre a lunetta occhieggiano al passante, una qua, una tre metri più su, una al limite del muro, disposte solo apparentemente a casaccio, in una sorta di ordine kandinskijano. Ha vecchie porte da priorato e finestre misteriose a sbarre e, in fondo, il

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Le strade di Firenze – XLI

febbraio 3, 2009

LUNGARNO FERRUCCI (Corriere Fiorentino di domenica 1 febbraio 2009)

Capita a volte che a metà di una serata, che ci si era detti magari di consacrare al lavoro, alla lettura, alla pianificazione del futuro, alle cose, insomma, “utili”, a un certo punto monti dal nulla un senso di impotenza e futilità, di noia e angoscia, quella cosa che alcuni chiamano spleen e altri giramento di coglioni, e ci si trovi costretti a uscire, alla ricerca disperata di una distrazione. E capita a volte che questa necessità sia così forte che non basti il consueto giro di Firenze – troppo ogni cosa ci appare arcinota -: si deciderà allora di andare al cinema da soli, al secondo spettacolo, come un personaggio di un film anni ’50 che è stato lasciato dalla fidanzata o dalla moglie.
Inutile dire che giunti a quel punto si sceglierà un cinema molto lontano, onde ridurre la possibilità di incontrare qualcuno che si conosce, e si andrà a piedi, camminando spediti, la testa calcata profondamente nel cappotto e nella sciarpa, le mani in tasca, l’obiettivo ben fisso in mente, senza

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Le strade di Firenze – XXXIX

gennaio 20, 2009

BORGO LA CROCE (Corriere Fiorentino di domenica 18 gennaio 2009)

Firenze non è divisa semplicemente in quartieri: essa si compone anche di diversi strati, corrispondenti alle differenti epoche, e di più di una via con un carattere affatto particolare, che spicca agli occhi di chi vi passa come parte di chissà quale altra città, o addirittura come una città nella città, del tutto diversa per piglio e carattere e, in alcuni casi, tanto distinta da sembrare potenzialmente autonoma. Caso lampante di quest’ultima categoria è borgo la Croce. Usufruendo degli esercizi del borgo, e solo di quelli, è possibile: acquistare animali, farmaci, timbri, ferramenta, libri usati, arredamento moderno e antiquario, complementi di arredamento (in ben cinque diversi negozi), scarpe, biancheria, abiti (in nove diversi negozi), gioielli, orologi, pellicce, vini, pane, kebab, viaggi (scegliendo tra quattro agenzie), farsi i capelli, aprire un conto in banca, fare il bucato, andare all’oratorio o al bar, mangiare fuori, navigare su Internet. Questa impressione che borgo la Croce sia una città nella città è rinforzata dalla sua posizione (la denominazione stessa, borgo, indica

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Le strade di Firenze – XXXVIII

gennaio 13, 2009

BORGO SANTI APOSTOLI (Corriere Fiorentino di domenica 11 gennaio 2009)

Ci sono cose che sfuggono, a Firenze. Anche al più smaliziato amante della città può capitare di scoprire una via o una piazzetta nuova, magari collocata a brevissima distanza da luoghi arcinoti e amati; a volte non si tratta neanche di un luogo minore, ma di un’arteria decisiva, nascosta fino a quel momento alla vista dal radicarsi di certi itinerari fissi, che ciascuno costruisce nella propria mente passando per il centro della città, un attraversamento dopo l’altro.
Nel mio caso, un tale fantasma era fino a poco tempo fa borgo Santi Apostoli: mi era capitato di spingermi fino all’altezza del vicolo dell’Oro o del chiasso di Manetto, oppure, dall’altro lato, di passeggiare fino all’ultima delle vetrine dove piazza Santa Trinita si fa borgo, ma nella via non ero mai penetrato, forse immaginando che da lì si sbucasse direttamente in piazza della Repubblica, o chissà dove ancora.
Per lunghi anni mi sono involontariamente privato dei molti ristoranti del borgo, delle enoteche, dei bei negozi, tra i quali spicca un piccolo alimentari “da paese,” delle terme di Antonio Peppini (oggi sostituite da un negozio di confezioni) o del bizzarro giardino Rosselli-del Turco, annunciato da un volto di donna col cappello sulle ventitré e realizzato dalla famiglia Borgherini nel 1534 (il giardino passò ai Rosselli nel 1750 in seguito alla caduta in disgrazia dell’ultimo Borgherini, travolto da

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Le strade di Firenze – XXXVI

dicembre 30, 2008

PIAZZA SAN SIMONE (Corriere Fiorentino di domenica 28 dicembre 2008)

Durante le feste, sono molte le persone che, dalla periferia e dalle cittadine dei dintorni, muovono verso il centro di Firenze, attratte forse dalle luci, dai negozi e dal caldo che sbuffa sulle vie dai caffè e dai locali; allo stesso modo, chi in centro ci vive, alle feste tenta di sfuggire, cercando qualche angolo di pace lontano dalla calca, dalle luci e dalle decorazioni. Uno dei primi luoghi dove chi ha questo obiettivo può tirare il fiato è piazza San Simone: placida e silenziosa, e tuttavia prossima al centro, questa piazza presenta volti differenti a seconda di come vi si giunge.
Se si arriva da via dell’Isola delle Stinche, venendo da via Ghibellina, superati i bei beccatelli del palazzo da Cintoia e, di fronte, la scala esterna scoperta (antincendio, forse) del teatro Verdi, si può scorgere da una finestra in fondo una bandiera versicolore, simbolo a suo tempo degli appartamenti di studenti, ancor più che della pace, e una bottega di sarto, e piazza San Simone appare più come uno svincolo che come una piazza, con il suo sagratino a quarto di cerchio e la strada che lo costeggia. Un sagrato irrisorio, ma non privo di storia, tanto faceta – “per san Simone, ballotte e vin nuovo,” si cantava quando in quest’angolo di città si teneva la fiera delle castagne, o ballotte – quanto dolorosa, ché proprio su quel lastricato si tenne

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Le strade di Firenze – XXXI

novembre 25, 2008

VIA NAZIONALE (Corriere Fiorentino di domenica 23 novembre 2008)

Dici via Nazionale, e qualunque fiorentino penserà al traffico e allo smog. Che livello di PM10 c’è in via Nazionale? Meglio non saperlo, forse, se si ha da passarci. Pur essendo un’arteria importante della città, non è una via memorabile, via Nazionale. Ci arrivi dalla stazione, ci passi magari per lasciare la stazione; tra qualche bar finto lusso, gli alberghi per chi è appena arrivato e riparte il giorno dopo, più di un negozio di moda low-cost e lo scandalo del cinema teatro Apollo, sbarrato da chissà quanto, con le saracinesche ridotte a bacheche improvvisate (pare che lo recupereranno, anche se per uso privato: vedremo), la via non è di quelle che si fa ricordare. Dopo piazza Indipendenza, poi, via Nazionale prende un carattere diverso, si fa quieta, elegante, ottocentesca; torna, forse, alla sua natura antica, ai tempi in cui le strade attorno alle stazioni erano strade buone, e cambia nome, in Santa Caterina d’Alessandria.
Non è memorabile, via Nazionale, eppure,

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Le strade di Firenze – XXV

ottobre 15, 2008

PIAZZA SANTA CROCE (Corriere Fiorentino di domenica 12 ottobre 2008)

Quando forestiero arrivi a Firenze per restare, e non in visita, Santa Croce è, di solito, la seconda cosa che capisci.
La prima è sempre il Duomo, quella creatura bizzarra e fuori scala che subito si impone all´attenzione; che subito ti impone di guardare alla cupola e girarle intorno sbalordito, di stabilire un contatto emotivo col mostro, o andartene subito, scacciato da troppa bellezza e grandezza e stranezza. In questa prima fase di contatto con la città, il forestiero terrà il Duomo come suo punto di riferimento, fisserà di fronte alla facciata i suoi primi appuntamenti (“ci si vede ai´Duomo alle sei!”) e non si stancherà di lasciarsi sbalordire da cupola e campanile.
Solo col tempo, il forestiero imparerà che i tesori più preziosi della città sono quelli più nascosti – comprendendo ciò che intendeva chi disse che “Firenze non si misura in ettari, ma in carati” – e lo farà di solito scendendo via via la scala delle grandezze monumentali.
Scalerà a Piazza della Signoria, ma non potrà capirla, ammorbata com´è dal

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comunicazione di servizio

agosto 5, 2008

Segnalo una mia lunga intervista su ViaRoma100 a firma Nicola Secciani

Il 9 agosto alle 18:00, sulla terrazza del bagno Eugenia di Lido di Camaiore, presentazione de “Gli interessi in comune”.

Nota: “le strade di Firenze” torna a fine agosto.

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